Il Polipo non mi piace

Il Polipo non mi piace - Polipo. Non polpo.

Un giorno dissi ad un certo Tizio: «No, non voglio l’insalata di mare perché ci mettono anche il polipo». A quel punto i suoi occhi erano più aperti della sua bocca. I muscoli oculari facevano fatica a trattenerli. «Ma dai, a chi non piace il polipo?!». A me non piacevano quelle piccole ventose. Quelle che ti si appiccicano sulla lingua. E ci vuole un colpo di dente per levartele via. Per non parlare di quando ti si attaccano in gola. Sembra quasi che abbiano l’istinto di appigliarsi a qualsiasi cosa. Anche dopo che il cuoco le ha sminuzzate a dovere. 

Tagliavo via quei piccoli tentacoli per mangiare soltanto la polpa vera e propria. Ma quel giorno non ne avevo voglia. Troppo caldo. Troppa afa. Non mi andava di avere quella sensazione di roba che si attaccava alla lingua. O peggio, in gola. Tizio non riusciva a capirlo.

I polipi sono peggio di quelle persone che ti cercano i favori. Ti si attaccano addosso fino a che un dente non le leva via. Oppure fino a che loro non decidono di scollarsi. Tizio era uno di quei polipi che mangiava altri polipi. Era una persona come le altre. Una persona che veniva a mangiare soltanto perché voleva un pranzo gratis. E ti criticava pure. «Vorrei una insalata con rucola, formaggio e noci». Mi piaceva l’accostamento del formaggio con le noci. E poi la rucola era come l’amaro che ci sta sempre. Anche nella vita. Era l’ideale di vita quell’insalata. Dolce, piacevole con una punta di aspro che non guasta mai. 

Tizio intanto si abbuffava con i suoi polipi. Uno dietro l’altro entravano nella caverna che aveva al posto della bocca. Il tentacolo trovava sempre traffico. Incontrava il fratello, il cugino. Tutti quanti sminuzzati. Tutti quanti incolonnati nella caverna/autostrada. C’era stato un incidente con due cazzate che si erano tamponate. Il tizio si stava strozzando. Un pezzo di polipo gli si era arenato vicino l’epiglottide. Quell’affarino che si apre e che si chiude per consentire la respirazione. «Fatto sta che non farò mai a meno dei miei polipi».

Dicono che la gente è affascinata dalla fama e dal potere. Ognuno vuole farsi famoso. Oppure, semplicemente vuole farsi uno famoso. Non ci si rende conto che si è disposti a fare di tutto per avere quel secondo di potere. Il secondo in cui tu sei la persona più cool che c’è sulla terra. Ti può cadere anche tutto il mondo addosso. In quel momento sei la cosa che si avvicina di più a Dio. 

La stessa sera, un attore in TV. Uno di quelli che si è conquistato la fama producendo un telefilm da quattro soldi. Sceneggiatura, zero. Lato artistico, zero. Interpretazione… meglio non parlarne. L’idolo del Tizio qualunque. Nell’intervista esclusiva di una televisione che ha capito tutto di come va il mondo dice: «Odio le persone che si attaccano come i polipi. Odio i polipi. Mi fanno schifo.» Trovo finalmente una persona che mi capisce. Un mio simile. Anche se come attore, fa pietà. Anche se famoso di una fama data dall’ignoranza, mi trovo nelle sue parole. Forse frutto di una qualche consulente. Questi attori recitano due parti. Quelle del telefilm e quelle della vita “reale”. Amo le consulenti degli attori. Costruiscono la sua vita. Dicono quello che deve dire. Lo fanno vestire come la gente lo vuole vedere.

Il giorno dopo ritrovo il Tizio. Mi invita a mie spese ad affrirgli un pranzo. Il Tizio colpisce ancora. Io la solita insalata. Giornata ancora più calda. Ancora più afa. Ancora più intolleranza alle cazzate che gli escono dalla caverna della sua bocca. «Io prendo degli spaghetti ai frutti di mare. Ma senza polipi.». Sono io questa volta ad avere gli occhi più aperti della bocca: «Non ti piacciono più i polipi?». Come se nulla fosse posa il menù e con aria scontrosa dice: «Mi danno noia i polipi. Proprio come le persone appiccicose!». Chiedo scusa per l’intromissione. Pago il conto. Quella sera riguardo altre interviste di attori famosi. Sarò più educato la prossima volta.